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Macmillan festeggia il suo assistente IA e poi lo elimina

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Macmillan festeggia il suo assistente IA e poi lo elimina

Palloncini viola, ciambelle con il nome del chatbot e un anno e mezzo dopo lo spegnimento. Il caso dell'editore americano mostra dove si inceppano molti progetti di IA.

Redazione FlowlineAggiornato il 30 ott 2026
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Macmillan festeggia il suo assistente IA e poi lo elimina

Le ciambelle con la scritta NOA

Una mattina di gennaio 2024, entrando nella sede di Macmillan a Lower Manhattan, i dipendenti hanno trovato volantini di benvenuto per un nuovo collega. In mensa c'erano palloncini e striscioni viola, il nome «NOA» in lettere luminose e un vassoio di ciambelle disposte a comporre «NOA IS HERE». Il collega era un chatbot.

Nell'ottobre 2025 una mail aziendale ha avvisato il personale che Chaptr, la società che lo aveva sviluppato, lo avrebbe dismesso. Per ricostruire la vicenda Wired ha parlato con diversi dipendenti dell'editoria, alcuni nel frattempo andati via, tutti anonimi per timore di ripercussioni.

Macmillan sostiene che quanto riferito non rispecchia con precisione come NOA è stato introdotto e comunicato, ma non ha detto quali punti siano inesatti. Conviene quindi leggere il caso come la testimonianza di chi c'era, che resta utile per ragionare.

Un assistente «fuori dal comune» che nessuno usava

NOA stava per «No Ordinary Assistant». Secondo vari dipendenti, molti assistenti in carne e ossa trovarono il nome offensivo. Lo strumento era firmato dalla società tedesca Chaptr, sostenuta da Holtzbrinck, la capogruppo di Macmillan. Una mail interna lo presentava come un ambiente sicuro, dove inserire informazioni riservate senza il rischio che finissero a terzi.

Nella formazione, raccontano i dipendenti, venivano segnalati i rischi: il sistema poteva inventare dati e ogni risultato andava verificato da una persona. Allo stesso tempo si incoraggiava l'uso per scrivere mail, abbozzare testi, fare ricerche di marketing e cercare idee. Per i manoscritti degli autori, diversi dipendenti ricordano l'indicazione di incollarne solo una «percentuale». Si poteva anche scegliere il tono delle risposte: scherzoso, spartano, pessimista, sarcastico o rammaricato.

Più avanti, nel 2024, il personale è stato invitato a usare NOA per scrivere gli obiettivi delle valutazioni annuali, con un prompt preparato apposta. Il giudizio di diversi dipendenti è netto: inaffidabile e poco utile. Uno lo riassume dicendo che era pessimo e che nessuno lo usava.

Dove si è inceppato, e perché riguarda anche voi

Dal racconto emergono errori comuni a molte aziende, anche molto più piccole.

  • Si è partiti dallo strumento e non dal problema. La festa celebrava l'arrivo di NOA, mentre non risulta che fosse chiaro quale lavoro dovesse alleggerire.
  • Le regole d'uso erano vaghe. Dire di incollare solo una «percentuale» di un manoscritto lascia a ciascuno decidere cosa sia accettabile.
  • Si è puntato sull'effetto scenico. Un nome che irrita chi già fa quel mestiere e toni di risposta come «sarcastico» sembrano più un gadget che un aiuto al lavoro.
  • Si è spinto l'uso su compiti delicati, come gli obiettivi di valutazione, prima di aver dimostrato che lo strumento reggeva quelli più semplici.
  • Il fallimento non ha cambiato il metodo. Dopo NOA, raccontano i dipendenti, la dirigenza ha cercato di portare Google Gemini nel lavoro editoriale. Secondo un editor, le valutazioni generate sulle lettere di presentazione degli agenti letterari erano inutili. Macmillan replica che non c'è stata alcuna direttiva in tal senso e che Gemini serve per la parte «business».

Wired segnala un'ombra simile in Penguin Random House. Diversi dipendenti dicono di evitare ChatGPT Enterprise quando possono, nonostante gli inviti dall'alto. Alcuni manager hanno chiesto di non usare l'IA per compiti creativi come testi di comunicazione e copertine, e questo ha generato confusione.

La fiducia si perde fuori dall'ufficio

C'è poi il fronte esterno. Diversi autori di successo raccontano a Wired che il rapporto con gli editori si è incrinato. Uno ha ricevuto testi promozionali con citazioni inventate dal suo stesso libro, e si è sentito dire che l'IA non c'entrava. Un altro non è riuscito a ottenere da nessuno dei grandi editori la promessa di non usare l'IA sui suoi libri.

La richiesta comune è minima: sapere quando e come viene usata. Per una PMI il paragone è diretto. Se un cliente riceve un preventivo o una risposta scritta da una macchina e se ne accorge, il problema non è la tecnologia ma l'averglielo taciuto.

Cosa fare adesso

  • Scegliete un compito preciso e ripetitivo, come rispondere alle richieste di preventivo o riassumere i verbali, e misurate prima e dopo quanto tempo richiede.
  • Coinvolgete fin dall'inizio chi quel lavoro lo fa ogni giorno. Se lo strumento non lo aiuta, lo lascerà stare, come è successo a NOA.
  • Scrivete regole semplici e verificabili: quali dati non vanno mai inseriti, cosa va controllato da una persona, chi risponde del risultato.
  • Non affidate all'IA decisioni su persone, come valutazioni o selezione dei candidati, finché non l'avete provata su lavori a basso rischio.
  • Decidete cosa dire a clienti e fornitori sull'uso dell'IA e dichiaratelo prima che lo scoprano da soli.
  • Fissate una data di verifica: se dopo qualche settimana lo strumento non viene usato, cambiate il processo prima di cambiare programma.

Su questo schema lavoriamo anche noi in Flowline: partire da un singolo flusso di lavoro, provarlo con chi lo usa e allargare solo se regge. Il caso Macmillan suggerisce che quasi sempre un progetto di IA fallisce per come è stato introdotto, prima ancora che per la tecnologia.

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