Sette programmi Adobe rifatti in otto giorni: e il tuo abbonamento?
I cloni gratuiti sono ancora acerbi, ma i prompt fanno già il lavoro di tutti i giorni. Per una PMI è il momento di guardare con occhi nuovi i costi del software.

Una penale, un chatbot, otto giorni
Brandon Thomas, ingegnere di Atlanta ed ex dipendente di Square, voleva solo disdire l'abbonamento Adobe. Si è ritrovato addebitata una penale di cancellazione, e non una volta sola. Ha raccontato su Reddit di aver cominciato, da allora, a detestare l'azienda. Poi ha fatto qualcosa che pochi clienti infuriati possono permettersi: ha aperto un repository su GitHub e ha messo Claude al lavoro.
Il progetto si chiama ArtCraft. In otto giorni ha prodotto sette applicazioni che imitano altrettanti prodotti Adobe: un equivalente di Photoshop, uno di Lightroom, uno di Premiere Pro, uno di Illustrator, uno di Acrobat Pro e uno di After Effects. Girano su Windows, macOS e Linux, alcune anche nel browser. Sono gratuite, con licenze open source come MIT e Apache 2.0, cioè senza canone e senza penali.
La rete ha reagito con entusiasmo: i sette progetti hanno superato le 42.000 stelle su GitHub, quella specie di "mi piace" dei programmatori. Thomas ha sentenziato che il software è finito. Un'esagerazione, come vedremo.
Il clone è ruvido, il prompt no
Partiamo dai limiti, perché contano. Lo stesso autore parla di versioni alpha, cioè sperimentali. Il clone di Photoshop aveva 447 segnalazioni di errori ancora aperte, e su colore, calibrazione e plugin un professionista ha parecchia strada davanti. Anche il metodo ha suscitato dubbi: Thomas dice di aver riscritto tutto da specifiche pubbliche e dal comportamento osservato dall'esterno, ma su Hacker News qualcuno fa notare che la "clean room" classica prevede due squadre separate, mentre qui c'erano un uomo e un modello addestrato su mezzo internet.
La notizia più rilevante per chi gestisce un'azienda, però, non sono i cloni. È ciò che è già successo fuori da Adobe. Per togliere un passante da una foto, schiarire uno sfondo o girare un breve spot basta scrivere una frase in un chatbot e aspettare qualche secondo. Google ha trasformato il ritocco in una conversazione con Nano Banana, OpenAI offre generazione e modifica di immagini direttamente in chat, e Veo 3.1 produce clip fino a 60 secondi con audio e formato verticale per i social.
Adobe stessa ha inserito il modello di Google dentro Photoshop. Il mercato ha preso nota: dall'inizio del 2026 il titolo ha perso quasi il 40%, mentre il settore tecnologico saliva del 18%. I conti, però, reggono: nel primo trimestre fiscale i ricavi sono stati di 6,40 miliardi di dollari, in crescita del 12%. I professionisti restano, perché vogliono il controllo pixel per pixel. A cambiare strada è il grande pubblico: social, piccole imprese, marketing.
Anthropic chiude la sala giochi, non lo studio grafico
C'è un secondo capitolo, utile per capire dove sta il rischio legale. Verso fine ottobre Claude Code ha ricevuto una nuova regola: rifiuta di copiare un videogioco esistente, anche se rinominato o ritoccato, mentre può ancora creare giochi originali. Anthropic ha confermato che l'obiettivo è evitare violazioni di proprietà intellettuale. Per il software in generale, a oggi, non risulta un blocco analogo.
Sul piano giuridico, secondo Ars Technica, rifare le funzioni di un programma tramite reverse engineering è generalmente considerato lecito. Interfacce, marchi e personaggi sono un'altra questione, e nessun tribunale ha ancora detto l'ultima parola. Tradotto: un clone gratuito può essere allettante, ma la sua situazione legale non è chiara.
Sullo sfondo, Adobe ha accettato quest'anno un accordo da 150 milioni di dollari con il Dipartimento di Giustizia americano proprio sulle penali di disdetta, negando ogni illecito. È un promemoria utile: le clausole di uscita contano quanto il prezzo mensile.
Cosa fare adesso
Non serve disdire nulla domani mattina. Serve sapere cosa si paga e perché. Alcuni passi concreti:
- Fai l'elenco degli abbonamenti software attivi: chi li usa, per cosa, quanto costano e quando si rinnovano.
- Leggi le condizioni di recesso prima del rinnovo, in particolare penali e vincoli annuali. Se non sono chiare, chiedi per iscritto.
- Distingui chi ha bisogno di uno strumento professionale (grafico, montatore) da chi fa ritocchi occasionali per social e cataloghi: per questi ultimi vale la pena provare un assistente AI.
- Fai una prova su un lavoro semplice e non critico, confrontando tempi e qualità con il flusso attuale. Decidi dopo, sui risultati.
- Tieni i cloni open source fuori dai processi importanti: sono alpha, con errori aperti e una questione legale ancora irrisolta. Se li provi, controlla la licenza e non usarli su file che non puoi perdere.
- Definisci una regola interna semplice su cosa si può generare con l'AI e chi controlla il risultato prima della pubblicazione, soprattutto per marchi e immagini di terzi.
Se vuoi capire quali di queste attività si possono automatizzare nel tuo caso, noi di Flowline partiamo di solito proprio da questo inventario. Il punto resta uno: il software non è finito, ma il canone mensile può non essere più l'unica scelta.








Commenti (0)
Caricamento dei commenti…